Ritiro delle famiglie (10/02/2019)

C’È COMPLEMENTARIETÀ TRA SACERDOTI E SPOSI

Prima parte

(video)

Perché c’è complementarietà tra Sacerdoti e Sposi? Perché tutti e due sono fatti a immagine di Dio; tutti siamo immagine e somiglianza di Dio, ma qui si aggiunge un altro particolare. La specificità degli Sposi è che il cristianesimo è l’auto-rivelazione di Dio, Egli vuole rivelare a noi il Suo invisibile e spirituale mistero, affinché possiamo vederlo, toccarlo e Papa S. Giovanni Paolo II dice: “Soltanto il corpo è capace di rispondere in maniera visibile, l’invisibile e il Divino; esso è creato per trasferire nella realtà visibile del mondo il mistero nascosto dall’Eternità e così esserne segno”.

Questo ci fa capire la dignità altissima del nostro corpo; nell’essere immagine e somiglianza, del rendere visibile l’invisibile, ci troviamo davanti a due modalità di essere.

Gli Sposi sono due che diventano una carne sola e i Sacerdoti sono celibi; come si esprime allora la complementarietà tra di loro.

Prendiamo questa espressione usata da S. Giovanni Paolo Il nella “familiaris consortio” al n°11: «La rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana nella sua interezza dell’Amore. Il Matrimonio e la verginità: sia l’uno che l’altro nella forma loro propria sono concretizzazioni della verità più profonda dell’uomo nel suo essere immagine e somiglianza.

Quindi ci sono due modi per esprimere l’immagine e somiglianza, uno nel celibato, uno nel Matrimonio. Innanzitutto sottolineiamo che il celibato del Sacerdote e il Matrimonio degli Sposi sono due realtà, allora sottolineiamo che il Sacerdozio e gli Sposi sono due vocazioni all’amore; tra il celibato del Sacerdote e il Matrimonio, la differenza è che il Sacerdote è celibe e ha risposto alla vocazione al celibato.

Ecco, qui c’è una grande complementarietà sia nel Sacerdote che negli Sposi: nessuno può vivere da

solo l’immagine e somiglianza; il celibe non può dire da solo l’immagine e somiglianza di Dio, né gli Sposi possono dire tutto di Dio.

Allora, la cosa da capire è che nessuno da solo può dire chi è Dio; infatti Dio Trinità sono tre persone totalmente distinte. Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, e lo Spirito Santo è Dio, ma nello stesso tempo le tre persone distinte sono assolutamente Uno, quindi pienezza di distinzione e pienezza di unità, quindi sia il Sacerdozio che il Matrimonio sono necessari per esprimere qualcosa di Dio nella forma loro propria, sono concretizzazione della pienezza di Dio e della forma umana.

Ciascuno è la concretizzazione dell’immagine e somiglianza di Dio.

Stanislao, noto scrittore, dice: “Il celibato dà visibilità, dà carne, dà corpo alla perfetta distinzione delle singole persone della Trinità, e mentre esprime la singolarità delle persone di Dio Trinità, ricorda anche che ogni persona è amata singolarmente da Dio per se stessa”.

Giovanni Paolo II dice: “Dio vuole l’uomo come un essere simile a Sé come persona; ciascuna è amata da Dio per se stessa, appartiene a Dio, è fatta da sola per Lui e nessuno può appropriarsi”. Questo afferma il celibato.

Ora vediamo il Matrimonio: “I due saranno una carne sola” e danno visibilità, danno corpo all’unità di Dio. La singolarità è chiamata all’unità.

Allora, come esprimere qui sulla terra qualcosa che esprime l’unità di Dio? S. Giovanni Paolo II nella lettera alle famiglie, al numero 6 dice: “Il ‘noi’ Divino costituisce il modello Eterno del ‘noi’ umano”, il ‘noi’ che è costituito dall’uomo e dalla donna creati a immagine e somiglianza di Dio. Sempre il Papa, Giovanni Paolo II, dice: “Dio per creare l’uomo, la donna, è rientrato in Se stesso per generare la bellezza dell’uomo, della donna”.

Perciò, solo insieme, celibato e matrimonio, dicono la completa somiglianza e immagine di Dio. Questa non è solo una affermazione di principio, ma anche un dono reciproco che si può realizzare nel Sacerdozio in quanto celibe e nel Matrimonio; anzi, il loro capirsi e collaborare li rende capaci di intercettare le esigenze più profonde di ogni persona. Ognuno di noi, infatti, desidera essere totalmente se stesso nella sua singolarità, cioè, ognuno ha bisogno della singolarità, e questo viene affermato dal celibato, ma nello stesso tempo ognuno desidera essere pienamente e totalmente amato.

Ognuno di noi desidera essere se stesso, con una originalità propria, con una personalità propria, con delle esigenze proprie, ma nello stesso tempo la persona desidera essere amata in modo totalizzante. Dentro di noi abbiamo tutte e due le esigenze, però osservate: l’espressione della singolarità è tenuta viva dal celibato, l’altra è manifestata e tenuta viva dal Matrimonio.

Allora, il Sacerdote con il suo celibato è un dono prezioso per gli Sposi, perché ricorda loro che il coniuge è tempio di Dio e appartiene a Lui, è stato scelto da Dio per se stesso ed è stato ed è da Lui infinitamente amato e nessuno può violare la sacralità della singola persona, nessuno può impossessarsene, ma solo accoglierla come dono.

Il Prete, il Consacrato, ricorda a tutti che quella persona singola è voluta da Dio per se stessa e che non può essere posseduta da nessuno perché appartiene solo a Dio. Quindi, il celibe ricorda a tutti che c’è un valore assoluto, ed è la singolarità della persona amata da Dio; nello stesso tempo gli Sposi sono un dono prezioso per i Sacerdoti, per i singoli, perché ricorda a lui che non è chiamato a vivere la singolarità come isolamento, ma come dono permanente di comunione verso tutti, per formare un solo corpo, uno sola famiglia.

Gli Sposi ricordano al celibe che la singolarità non significa che uno è chiamato a vivere da solo, perché ciascuno è chiamato a essere dono, a costruire un corpo, a costruire un’unità, a costruire una famiglia.

Qui capiamo che la complementarietà del Sacerdozio e degli Sposi è chiamata a estendersi a tutta la comunità cristiana. Infatti tutta la comunità cristiana è costituita da persone sposate ma anche da persone non sposate; sono proprio gli Sposi che devono mostrare la bellezza della loro vocazione e costruire un ideale per i giovani, così il Sacerdote con il suo celibato unito agli altri Consacrati nella verginità, sono chiamati a essere un segno della pienezza di vita cristiana e umana per la modalità con la quale è vissuto il Battesimo.

Oggi molti singoli non sposati sembrano in cerca di un significato di vita, proprio chi ha scelto il celibato o la verginità consacrata, proprio per la bellezza del Battesimo è chiamato a dare testimonianza a tutta la comunità.

Quindi, sia il Sacerdozio che la verginità consacrata è chiamata a essere dono per tutti i non sposati; così pure gli sposati, sono chiamati a essere dono ed esempio per tutti i non sposati e per i consacrati. Devono dire con la loro vita l’amore che Dio ha per le Sue creature e solo gli sposati lo possono rendere concreto e visibile con la loro vita e con il loro stare in comunione.

Pensate oggi a quanti scandali nelle famiglie che non si amano e non si rispettano; spesso poniamo l’attenzione sul Sacerdote o sul Consacrato, senza pensar che voi Sposi avete la stessa responsabilità della testimonianza cristiana.

DOMANDE

Vi siete mai chiesti quale testimonianza stiamo dando noi alla famiglia di Dio? Stiamo creando famiglia di Dio o stiamo portando divisione?

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S. Messa