Ritiro delle famiglie (09/06/2019)

 

C’È COMPLEMENTARIETÀ TRA SACERDOTI E SPOSI

-Quarta parte-

Ecco abbiamo visto il ruolo della famiglia nella Chiesa: ora andiamo a vedere la grande famiglia. Allora la famiglia grande, che è la Chiesa, la Parrocchia, dice alla famiglia che l’unità dell’uomo/donna con Gesù è solo l’inizio di una grande storia.

La famiglia dice alla Chiesa che cos’è la famiglia, è diventare una carne sola; la Chiesa dice: “Attenzione che la tua unità, uomo/donna, genitori, figli, è solo l’inizio di una storia, l’inizio di un cammino, l’inizio di una famiglia; lo scopo finale è costruire un solo corpo con Gesù”. La Chiesa domanda perciò alla Chiesa domestica di essere portatrice continua dell’essere famiglia, di portare nella Chiesa l’unità, l’essere una carne sola, trasfondere le proprie caratteristiche nella famiglia grande dentro la Chiesa. Cioè la famiglia è chiamata a portare la sua natura dentro la famiglia grande e questi germogli bellissimi di Chiesa possono e devono far fiorire l’albero della grande famiglia.

Il Documento “Comunione, Comunità nella Chiesa domestica” al numero 4 dice: “Nella Chiesa e famiglia il rapporto è reciproco, e nella reciprocità si conserva e si perfeziona. La famiglia dona alla Chiesa la sua natura, la sua bellezza e la famiglia riceve dalla Chiesa grande la sua bellezza, riceve i Sacramenti, riceve la Parola, e soprattutto riceve il suo scopo”. Che scopo ha essere una carne sola, fare una famiglia? Lo scopo è quello di fare una famiglia grande.

Ora vediamo un altro aspetto di complementarietà in ordine all’edificazione della Chiesa. I Vescovi italiani scrivevano, nel Documento “Evangelizzazione e Sacramento del Matrimonio”, al numero 30: “Ordine e Matrimonio specificano la comune vocazione battesimale e l’uno e l’altro hanno un’unica finalità: l’edificazione della Chiesa per la crescita della Comunità cristiana, ma con due modalità diverse e complementari”. Quindi tutte e due fatte per costruire la Chiesa, la famiglia grande; gli Sposi costruiscono la Comunità cristiana partendo dal loro essere comunità, perché loro sono già comunità; essi sono una comunità Sacramento. I Sacramenti vengono dati alle singole persone, ma c’è un Sacramento speciale, che è il Matrimonio, dove il Sacramento non è dato a una singola persona, ma dato a un legame, è dato a una comunità di persone, per cui il Matrimonio è una comunità che diventa Sacramento, quindi costruiscono comunità perché sono comunità per offrire ad altri la bellezza e il gusto della gioia.

La famiglia cristiana è comunità salvata e salvante. Come si realizza questo? La famiglia, per sua natura, è inserita in se stessa in una rete di relazioni, di parentela, di lavoro, di vicinato; ed è a partire da queste relazioni che la famiglia è chiamata a far gustare, a far partecipare e a far capire cosa significa essere famiglia grande. Al di là di tutte le parole la famiglia fa sentire il frutto della fede che è l’Amore. Già nei primi anni del cristianesimo avveniva questo, ce lo ricordano gli Atti degli Apostoli quando dicono che i cristiani suscitavano l’ammirazione di tutti e dicevano: “Guarda come si amano”.

Ora vediamo il Sacerdote. Il Sacerdote costruisce la comunità in modo diverso dalla famiglia; egli è mandato dal Vescovo a costruire la famiglia grande. Lui non ha davanti a sé una rete relazionale circoscritta come la famiglia, ma ha un’intera comunità; egli come Pastore è chiamato a comporre la comunità delle famiglie e la complicità, la molteplicità delle reti relazionali. Vedete la differenza?

Il Sacerdote parte dall’essere segno che è Gesù per costruire la famiglia di Gesù con un solo Padre e un solo Spirito mentre ciascuna famiglia vive dentro a un contesto relazionale che ha il contatto diretto con le singole persone a una a una. Il Sacerdote è chiamato a comporre in un’unica famiglia queste reti relazionali per fare comunione essendo Gesù Pastore e segno dell’unico capo che è Gesù. Voi siete a servizio della comunità per far comunione nella Chiesa perché questa è la vostra specialità. La famiglia costruisce Chiesa, la Comunità, con il suo essere in se stessa salvata e salvante. Come si realizza questo; si realizza perché la famiglia è per se stessa inserita in una rete di relazioni, non solo famiglia e Comunità, ma è inserita dentro una rete di relazioni ed è in queste relazioni che la famiglia è chiamata a far gustare, partecipare, a far conoscere ad altri cosa significa essere famiglia grande. Il Sacerdote, quando arriva, parte dalla Comunità, parte dall’essere segno e capo che è Gesù per costruire la famiglia di Gesù con un solo Padre e un solo Spirito. Ciascuna famiglia, invece, parte da una rete di relazioni perché hanno il contatto diretto e vivo con le singole persone a una a una. Il Sacerdote, invece, è chiamato a comporre una comunità attraverso e con le famiglie per formare una Comunità che ha al suo centro l’Eucarestia domenicale che è culmine e centro per formare la famiglia grande dei figli di Dio. La famiglia collabora con il Sacerdote perché cresca questa famiglia.

Altro aspetto di complementarietà tra Sacerdoti e Sposi per essere Chiesa evangelizzante. L’Evangelizzazione è un argomento determinante per l’organizzazione della Chiesa.

Paolo VI scrisse: “Evangelizzare è la Grazia e la vocazione propria della Chiesa”; la sua identità più profonda, essa esiste per evangelizzare.

Il Sacerdote ha il compito di formare una famiglia grande e che sia evangelizzante (cioè che tutta la Comunità sia evangelizzata); oggi non c’è la coscienza che ciascuno della Comunità cristiana è chiamato ad annunciare la bellezza della famiglia grande.

In questo impegno gli Sposi hanno una responsabilità specifica; infatti il Sacramento del Matrimonio li fa evangelizzatori per un motivo speciale, per Grazia. Gli Sposi, uomo e donna, sono per se stessi evangelizzazione perché esprimono la bellezza della creazione, sono stati fatti da Dio per mostrare, far vedere, rendere visibile qualcosa di Sé, è la prima manifestazione di Dio, è il modo con cui Dio ha voluto manifestarsi. Gli Sposi devono prendere coscienza che hanno il compito di Divinizzare qualcosa di Divino che è in loro. Nello stesso tempo, per la Grazia del Sacramento, essi partecipano dell’Amore che Dio ha per l’umanità. Gli Sposi sono chiamati a far sperimentare l’amore, anche senza parlare di Gesù; sono lì per essere segno di Dio; Gesù vuole continuare la Sua Incarnazione negli Sposi per poter toccare con il Suo Amore tutte le persone.

Allora, quale missionarietà è scritta negli Sposi? Questa presenza della famiglia è indispensabile per il Sacerdote che vuole diffondere la Buona Notizia, e non lo può fare senza usare quella visibilità che Dio stesso ha voluto che è la coppia uomo/donna. Gesù non ha cancellato questa immagine originaria, anzi, l’ha confermata, l’ha vissuta come Sposo dell’umanità e Sposo della Chiesa.

Altro aspetto di complementarietà fra Chiesa, cioè famiglia grande e Chiesa domestica in ordine ai Sacramenti. Prendiamo il Battesimo: il Sacerdote somministra il Battesimo solamente mediante il Rito battesimale, ma esso rischia di non essere evidenziato nella sua ricchezza se non c’è la collaborazione della famiglia, prima e dopo la Celebrazione. Prima significa far prendere coscienza ai genitori del proprio Battesimo, il dono straordinariamente ricevuto. Dopo il Battesimo, guardare il figlio con occhi nuovi, sapendolo figlio e parte del corpo di Cristo che è la Chiesa, sapendo che il bimbo con papà e mamma sono fratelli e tutti insieme possono dire Padre, avere la consapevolezza che quel figlio crescerà come figlio di Dio e fratello di tutti. Così la Confermazione.

I genitori hanno il compito di spiegare la bellezza del dono dello Spirito Santo che li rende Divini. Allora, anche il dopo Cresima sarà accompagnato in casa con un’attenzione particolare allo Spirito Santo, di tutta la famiglia; sarà presente in quella casa l’invocazione dello Spirito Santo per rendersi sempre più disponibili alla Sua azione. L’Eucarestia poi è il culmine e il vertice della vita della Chiesa e mentre la Comunità mette in atto un cammino di preparazione alla Comunione, la coppia dei genitori è chiamata a essere spiegazione costante per i figli di cosa significa dare il Corpo di Cristo. I genitori sono l’alfabeto per capire l’Eucarestia; se papà e mamma hanno trovato il modo di unirsi, immaginiamo quanto è grande l’Amore di Gesù che si unisce in una carne sola con tutti, il Suo Corpo. Allora, chi più dei genitori può spiegare l’Eucarestia? I genitori però devono educare i figli a vivere l’Eucarestia proprio per il fatto che unendosi in questo vincolo d’amore per diventare una carne sola possono spiegare ai figli il grande avvenimento che avviene tra noi e Gesù quando andiamo a ricevere la Comunione. I genitori però, possono spiegarlo solo se vivono tra di loro questo abbraccio d’amore e lo possono trasmettere solo se hanno la conoscenza del grande mistero e della grande Grazia ricevuta nel Sacramento del Matrimonio. Ecco, allora, capite quale grande responsabilità avete ricevuto riguardo l’evangelizzazione e la trasmissione della fede, non solo ai vostri figli, ma a tutti quelli che incontrate. Gli Sposi sono chiamati a formare la famiglia grande di Dio che è la Chiesa; così il Sacerdote non può evangelizzare senza la famiglia, e la famiglia non può realizzarsi senza la Grazia che distribuisce il Sacerdote con i Sacramenti!

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