S. Paolo nelle sue lettere dice: “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”, cioè S. Paolo fa capire che quando siamo nel peccato siamo privi della gloria di Dio; essere privi della gloria di Dio vuol dire essere privi della propria dignità.
Allora, la cosa importante è essere in Dio; ecco, voglio richiamare un passaggio della mia vita: i miei genitori, brave persone, mi hanno dato quello che potevano ma non potevano darmi quello che mi serviva per riempire i miei vuoti interiori, allora ho dovuto cercarmelo.
Il nostro compito è arrivare alla Santità; sei abbastanza debole per essere Santo?
Tutti pensiamo che per essere Santo devo essere abbastanza forte, per essere Santo devo essere pronto a tutto, combattivo…non è così! Contro la Santità è il peccato e cos’è il peccato? Il peccato vuol dire fallire il bersaglio, non prendere il centro. Io sono chiamata ad andare al centro della vita, a far le cose fino in fondo, a far le cose belle, interessanti…questo è andare al bersaglio! Il peccato è fare le cose male, è storcere le cose.
Allora, S. Paolo dice: “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”; allora, tutte le volte che non amo, tutte le volte che tradisco la bellezza, l’amore, non ho misericordia nel cuore… che c’entra la gloria di Dio?
Sono io che sbaglio e basta! No, tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, cioè uno quando è nel peccato è privo della gloria di Dio; che vuol dire la gloria di Dio? Essere nella gloria di Dio vuol dire in ebraico avere peso, avere sostanza, vuol dire che la gloria di Dio è il suo peso, il suo valore, è il suo tallone, la gloria di Dio è la sua importanza, il suo valore; chi pecca ha perso la gloria di Dio, cioè non ha capito chi è, lo sta banalizzando.
Dice il libro della Sapienza: “tutti voi che governate sulla terra rettamente pensate del Signore”
; ecco, la Santità non è un problema personale, ma sta nella realizzazione. Io ogni volta che non sto facendo la Volontà di Dio è perché ho perso la Sua gloria, cioè non mi ricordo chi è, ho perso il senso della Sua bellezza, della Sua importanza, perché se io penso male di Dio penso male di tutto. Pensate: se penso che Dio è senza sostanza, banale, noioso, esigente, allora chi mi ha creato?
Ogni volta che io devo fare un atto d’amore devo pensare bene di Dio, devo pensare che Lui è mio Padre, mi vuol bene e non mi mollerà e se mi fiderò di Lui non sarà una delusione; guardate che la cosa che il male vuol fare, normalmente, la tentazione tremenda è quella di distruggere l’immagine di Dio nei nostri cuori, ci fa pensare che Dio è noioso, che è esigente e che tutto ciò che lo riguarda è pesante. Io devo vincere questa tentazione pensando che Dio è Padre e che seguendo la Sua realtà la vita diventa sempre più interessante e bella. Attraverso il peccato io perdo la gloria di Dio, io perdo la memoria, l’intuizione della Sua bellezza.
Se pensate alla storia di Adamo ed Eva che vuol spiegare l’origine dell’infelicità umana, è la storia di Adamo ed Eva che si lasciano ingannare dal serpente. Che fa il serpente per portare Eva nell’inganno? Le parla male di Dio: Dio vi chiede delle cose che sono assurde e in fondo in fondo dice “tu sei sbagliato, tu devi cambiare”.
Spesso parlando con i giovani mi accorgo che pensano male di se stessi e pensano di essere nell’errore. Ci sono persone che passano la vita a cercare di cambiarsi, vorrebbero essere diverse; in fondo tanta gente pensa di essere sbagliata. Allora, in fondo che pensiamo?
Pensiamo che quando Dio ci ha creato, qualcosa gli è sfuggito… questa è una tentazione che ci accompagna, alla fine soffri solo per questa cosa e pensi che la vita possa essere un errore e allora non pensi solo male di te ma pensi in fondo che Dio si è sbagliato. Dio si è sbagliato a crearti? No! Dove entra allora il problema? Una cosa terribile è che tanti ragazzi/a vivono come se avessero uno con il coltello dentro di sé che gli dice “cambia, cambia”… oppure ti dice “non vai bene così”.
Chi è questo? Magari noi pensiamo che è Dio, magari noi pensiamo che è la fede che ti dice “devi impegnarti di più, devi essere più coerente…”. Questo non è il Signore! Il Signore ti chiede di smettere di odiare le tue debolezze, ti chiede di smettere di essere arrabbiato contro te stesso, smetterla di pretendere di essere perfetto perché questo è l’inganno del demonio che dice “diventa come Dio, devi diventare di più…”! Allora passi tutta la vita a tormentarti, prostrato/a! Devo sapere chi è che mi butta addosso tutte queste cose, è il male e quando io so chi è so che non si stufa mai di me. Quante volte gridiamo o abbiamo gridato a Dio e Lui non si è mai stufato perché Eterna è la Sua Misericordia!
Allora, Dio chi è? È Uno che lo insulti e ti vuole bene, lo flagelli e ti vuole bene, lo crocifiggi e ti vuole bene; Dio è Amore e noi lo viviamo come se fosse un giudice che ti misura le tue debolezze. Allora, il S. Padre Giovanni Paolo II ha scritto un testo sulla Santità e ha elencato due nemici della Santità: uno si chiama gnosi, che vuol dire conoscenza, per cui quando uno capisce capisce, ha solo capito! Quante volte ho capito un mio errore ma non sono riuscita a cambiare atteggiamento! S. Paolo dice “non faccio il bene che vorrei”.
Ci sono molte persone che vogliono cercare di essere normali e continuano ad odiarsi perché non si vedono normali. Cos’è la normalità? Com’è uno normale, come cammina uno normale, come parla uno normale, che dice? Uno normale io non l’ho ancora trovato perché siamo tutti limitati. Allora tu dipendi dalla tua immagine; ci sono persone che dipendono da quello che hanno, quelli che vivono del successo, di quello che hanno in banca, cose piccole, le fai tu.
Queste cose non possono darti la vita, sei tu che la dai a loro! Questi si chiamano idoli. Allora, qual’è il punto? È l’individualismo, qualcosa che fai da solo, sì da solo, perché hai capito che le persone ti odiano per le tue qualità e ti amano per le tue povertà perché le tue povertà lasciano spazio agli altri, le tue qualità diventano un inciampo per gli altri. Quando tu parli delle tue qualità l’altro diventa un antagonista; quando tu parli delle tue povertà l’altro respira e ti può voler bene. Chi è che inizia a gustare la vita che viene da Dio, che inizia a scoprire che si possono fare le cose insieme con Lui? È l’umile. Pensate veramente che i Santi sono persone forti e vincenti? No; spesso entra nella nostra vita il Signore quando ci si trova in un momento di fallimento: quelli che nella vita falliscono, di sicuro sono quelli che credono di saper tutto e ogni cosa che gli dici ti dicono “lo so…”; questi falliscono perché non imparano niente, perché credono di aver capito tutto.
Questi non pensano che ci sia qualcosa dove devono lasciarsi istruire perché credono di saper tutto e questo spirito di autonomia li costringe a rimanere nell’ignoranza per quanto riguarda la vita.
Sapete chi fa bene e vince nella vita? Sono quelli deboli, quelli fragili, perché? Perché imparano, perché qualunque cosa gli dici la prendono sul serio. Sapete chi sono i peggiori allievi, quelli che non imparano un tubo? Sono gli autodidatti; sapete chi sono quelli che riescono nella vita? Quelli che si fidano del maestro e prendono sul serio quello che gli viene detto, quelli a cui puoi dire tante cose, questi ascoltano, assimilano. Quelli che non hanno più bisogno di te sono quelli che si formano e non imparano più niente. Con Dio è così: da ragazza ho conosciuto un uomo di scienza e mi diceva: “sempre, con Dio, fatti stupida, stai sempre come una che deve imparare tutto e allora Dio farà cose grandi con te”. Io ho scoperto una cosa ed è questo: la porta d’ingresso con Dio sono stati i miei errori, la mia debolezza, perché lì ho conosciuto l’amore, la Misericordia; lì io ho conosciuto la Provvidenza, dove io non arrivo ho sperimentato che interviene Lui! Le mie umiliazioni, quanto mi hanno aiutato nella mia vita! Quanta paura abbiamo delle umiliazioni, siamo un po’ narciso.
La Madonna perché canta “l’anima Mia magnifica il Signore e il Mio spirito esulta in Dio mio Salvatore? Perché? Perché, dice Maria “ha guardato all’umiltà della Sua serva”. Umiltà vuol dire che sono piccola e Dio guarda le cose piccole; non ti guarda perché sei forte ma perché fai le cose piccole; Dio non ti ama perché sei forte ma perché sei fragile e sbagli. “Ha guardato l’umiltà della Sua serva” vuol dire che non conto niente e allora grandi cose può fare in me l’Onnipotente! Se noi guardiamo i Santi ci accorgiamo che l’avventura della Santità comincia dalla loro fragilità; sapete qual’è l’ansia più diffusa? È l’ansia da insufficienza. Oggi molti si sentono insufficienti perché non hanno avuto modelli di vita, madri e padri preparati, e quindi confusi e per questo i giovani non sono mai certi di niente. Sappiate, giovani, che voi avete una potenzialità pazzesca se solo accettate la vostra debolezza; smettete di odiarvi perché non siete perfetti, se solo iniziate a chiedere aiuto al Padre e così iniziate a conoscere un po’ la gloria di Dio vi accorgerete che Dio è tenace, è forte e non ti molla.
Sappi che se Dio non ti amasse non ti avrebbe chiamato all’esistenza; se Dio ti voleva diverso ti avrebbe fatto diverso, smettila di torturarti, di odiarti! C’era uno che era proprio bravo, coerentissimo, osservava tutte le leggi ed era corentissimo, ed era uno ossessionato dalla sua propria giustizia e dalle sue convinzioni, si chiamava Saulo, era nato a Tarso, era un uomo perfetto e quando sentiva qualcuno che diceva che non è vero che le norme sono tutto si arrabbiava in maniera tale che si è trovato alla lapidazione di un tale Stefano che diceva “nessuno di noi riesce ad obbedire alla legge, non ce la facciamo”; Saulo diceva: “io, quanto alla legge, non ho trasgredito un comando”, non aveva capito che la gloria di Dio non si manifesta nelle proprie opere. Le tue opere sono piccole, le opere Sue sono sublimi e non avendo capito questo ha collaborato all’uccisione di Stefano; poi ha avuto una luce, il Signore non l’ha lasciato nell’inganno e lo ha convertito. Allora, S. Paolo finché pensava di essere un giusto uccideva e quando ha cominciato a pensare di essere un assassino, perdonava. Allora, i buoni ti giudicano, ti fanno le ramanzine… i cattivi che sanno di aver sbagliato tante volte non ti giudicano ma ti incoraggiano ad avere fiducia.
Gli assassini si sentono giusti e giudicano, quelli che non si sentono giusti perdonano e aiutano ad avere fiducia. Noi sappiamo che i Santi dopo aver fatto esperienza dei loro peccati diventano uomini/donne di Misericordia e non nascondono i loro errori e si consegnano al Signore.
Allora, per essere Santi bisogna lasciare il volante al Signore e smettere di tormentarti e lasciare che Cristo Risorto entri in te. La Santità è pensare bene di Dio e abbandonarsi nelle Sue mani e lasciarlo operare; la Santità di Cristo sta nella cosa più inutile secondo il mondo, che è la Sua crocefissione e questa Santità ha cambiato la storia, è stato un totale abbandono nelle mani del Padre. Noi faremo le cose più importanti quando ci abbandoneremo al Padre.