Che cos’è la DEPRESSIONE

19 Ago , 2026 - Catechesi

La depressione manifesta sempre un vuoto interiore; vuoto di cosa? Vuoto di senso. Quando vengo preso da questo vuoto io non avverto più il senso di quello che sto vivendo, il senso di quello che sto facendo e che sto incontrando. I Santi ci insegnano un metodo molto valido ed è un profondissimo senso di ironia che noi dovremmo avere con noi stessi. Il male ci prende molto sul serio e proprio per questo entriamo in paranoia; qui è molto importante accendere la luce su una zona imbarazzante di noi, accendere questa luce significa dare un nome alla nostra Eternità.

Allora, la prima cosa grande che una persona fa quando entra dentro se stessa è saper dividere le emozioni dai sentimenti; l’emozione è qualcosa che ci spinge, è qualcosa di immediato che noi abbiamo con la realtà. Uno davanti alla bellezza del creato, di un fiore, si emoziona, prova un senso di stupore nel guardare questo fiore; poi magari incontra qualcuno che gli sta antipatico e sente repulsione; ascolti una canzone di qualcuno che non c’è più, senti un senso di vuoto….ecco, le emozioni sono tali perché sono delle grandi forze che ci portiamo dentro ma che hanno una durata molto breve. Le emozioni non sono mai né buone né cattive, sono sempre neutre, cioè non bisogna catalogarle buone o cattive, perché noi le cataloghiamo buone o cattive per quello che ne facciamo dopo con quelle emozioni. Le emozioni non sono né buone né cattive perché non ce le diamo da soli ma è l’impatto con la realtà che crea dentro di noi le emozioni. Noi confondiamo le emozioni con i sentimenti; i sentimenti non sono le emozioni. Il sentimento, anzitutto, ha una durata stabile: anche quando non c’è più l’oggetto che ci ha provocato l’emozione, i sentimenti rimangono. A volte tu sei a casa e senti l’emozione di distruggere tuo marito; questo non tocca nulla del bene che tu hai nei suoi confronti. Il sentimento è molto stabile e duraturo perché è l’interpretazione che noi diamo a quello che viviamo; uno sviluppa un sentimento quando si aggrappa ad una realtà che dura nel tempo. Per esempio, quando tu vuoi bene ad una persona questo sentimento dura nel tempo anche quando quella persona è assente; il bene che sento per quella persona dura nel tempo ed esiste anche quando è assente. Ecco, la prima grande divisione che dobbiamo creare dentro di noi è capire la differenza che c’è tra l’emozione e il sentimento per un serio discernimento.

Perché bisogna far questo? Perché per capire la Volontà di Dio noi dobbiamo intercettare il pensiero di fondo che guida la nostra vita; noi tocchiamo i sentimenti perché vogliamo arrivare a capire qual’è il pensiero che muove questi sentimenti. Di solito le persone per liberarsi da questi sentimenti negativi prendono uno psicofarmaco e questo non gli fa più sentire quell’angoscia, ma se tu vuoi risolvere il problema devi chiederti perché tu stai provando quell’angoscia, qual’è il pensiero che muove quel sentimento di angoscia. Ecco, quando tu fai questo scopri che in fondo tutta la tua vita è manovrata da alcuni pensieri decisivi, da alcune interpretazioni decisive della vita e qui siamo arrivati al dunque perché i pensieri che strutturano la nostra vita possono venire da almeno tre fonti; possono venire da Dio, possono venire dal male e possono venire dalla nostra storia. Noi sappiamo fare discernimento per capire se il pensiero che sta guidando la nostra vita sta venendo da Dio, dal male o dalla nostra storia? Guardate che da qui tutto cambia. Se tu sai che quel pensiero che sta animando la tua vita viene dal male ti viene spontaneo di andare contro tutto questo, devo distruggerlo questo pensiero; se sai che viene da Dio, lo assecondo; se sai che viene dalla tua storia non entri in paranoia, ne hai cura, lo prendi sul serio ma non fino al punto di far diventare quella cosa una ipnosi. Finché noi non capiamo la fonte da cui vengono i nostri pensieri, da Dio, dal male, dalla nostra storia, non riusciamo a capire che cos’è il bene e che cos’è il male.

Ma per fare discernimento il luogo decisivo è la preghiera; noi siamo abituati alla preghiera come formule in cui siamo noi i protagonisti; la preghiera per fare discernimento è la preghiera del silenzio, è la preghiera di ascolto, di accorgerci delle cose. Una persona che ha imparato a pregare è una persona che ha acquisito una grandissima capacità di ascolto, è una persona che ha imparato a toccare le cose, che lascia che le cose parlino. La vita spirituale è accorgerci di quello che fa lo Spirito Santo dentro di noi, non è dire che cosa deve fare lo Spirito Santo ma capire cosa sta combinando lo Spirito Santo dentro di noi. Quando ti accorgi di quello che opera lo Spirito Santo dentro di te tu stai veramente pregando; pregare non è riempire, ma è la capacità di ascoltare e di accorgerci. Noi usiamo le parole per ammortizzare il silenzio, invece dovremmo usarle per entrare in un ascolto profondo. La preghiera non è fare spettacolo con grandi emozioni, no, la preghiera è accorgerci che qualcosa accade dentro di noi e cominciare a dire: “questo viene dal male, questo viene dalla mia storia e dalle sue ferite, questo viene dal bene”.

È così sempre, tutto mescolato dentro di noi che ci complica la vita.

Allora, come si fa ad entrare dentro noi stessi e a renderci conto che lo Spirito Santo arriva fino ad un certo punto ma il male non è mica scemo, mica si presenta come male, è ovvio che si presenta come un bene, ma tu riesci a capire la differenza tra il male vestito da bene e il bene che è bene. Questo è il vero problema! È bene leggere il libro delle lettere di Berlicche: è un romanzo serissimo perché l’autore immagina un dialogo tra due diavoli, lo zio e il nipote e tutti e due dialogano sulla strategia di come devono fregare la persona che è coinvolta nelle tentazioni e capire come agisce il male. Tu leggi quelle pagine e capisci e dici “sono io”, sì, agisce così il male dentro la nostra vita. Noi dobbiamo fare questo discernimento per poter smascherare il male e accorgerci come agisce travestendosi da bene, oppure capire che quello che ci fa soffrire viene dalla nostra storia e che non dobbiamo prendercela per forza con il demonio; non è che tutto il male viene dal demonio, c’è il male che proviene da cose che sono accadute e che ha bisogno di guarigione. Allora, c’è un male da cui dobbiamo essere liberati e un male da cui guarire; il male da cui dobbiamo essere liberati è quello che viene dal diavolo, il male da cui devi guarire è quello accaduto nella tua storia. Come si fa a capire? Qui Gesù ci viene incontro dicendo “un albero buono si riconosce dai frutti”. E cosa sono i frutti? I frutti non sono i risultati ma la qualità di qualcosa. Allora, i frutti buoni S. Ignazio li chiama “la consolazione”, i frutti cattivi S. Ignazio li chiama “la desolazione”.

Che cos’è la consolazione? È il fatto che tu avverti un bene dentro di te, avverti pace, gioia, dominio di te….ecc.. La desolazione, invece, ti fa sentire tristezza, angoscia, senso di colpa, buio, tenebra; allora, se io sento pace, gioia, questo è un frutto di consolazione, quindi è un bene; se io sento tristezza, angoscia, odio, divisione, questa cosa viene dal male. Ciascuno di noi si trova davanti ad una vita che è complessa; allora succede che tu stai passando un momento della tua vita che apparentemente hai tutto ma sei profondamente egoista, sei concentrato su te stesso e così lontano da Dio e quindi hai molte soddisfazioni, sei molto sazio, però porti dentro un’angoscia, una tristezza….allora, questa angoscia è lo Spirito Santo che sta spingendo dentro di noi. A volte il Signore per farci capire ci manda una desolazione per svegliarci, è un modo per dire “guarda che tu sei sazio ma non sei felice, guarda che tu hai tutto ma ti manca tutto”. Allora quella angoscia che ti fa svegliare, che ti fa dire “ma che cosa sto vivendo”… stai vivendo per far carriera, per accumulare, ma tu pensi che quella cosa lì ti fa felice? No. Che cos’è che conta dentro la nostra vita? Allora, una persona che ha tutto può sentire che manca della cosa più importante; quell’angoscia che provi è l’angoscia che ti salva la vita, è l’angoscia spirituale. Grazie a questa angoscia puoi svegliarti; il pensiero che ti rende triste è il pensiero che ti salva la vita, è Dio che ti sta mandando quella desolazione per svegliarti. Qui è bene fare un bell’esame di coscienza sincero. Allora capisci se è una tristezza che viene dalla tua storia o se invece è Dio che ti sta parlando, ti accorgi, perché aumenta in te il desiderio di vita; quando invece aumenta il desiderio di morte, quella non è una tristezza che viene da Dio perché non ci dice il bene, non da gioia. Facciamo un esempio: Pietro tradisce Gesù, piange, è triste, ma si pente: questa è una tristezza che viene da Dio. Giuda, invece, rimane ostaggio di quella tristezza e si toglie la vita; allora, la tristezza che viene da Dio di Pietro lo fa convertire, l’altro lo fa suicidare. Allora attenzione: il demonio può dirti una cosa vera ma ti spinge alla morte; Gesù, invece, ti dice una cosa vera e ti spinge alla conversione. Il demonio ti dice la verità ma come menzogna, cioè dando una chiave di lettura sbagliata di quella verità, quindi attenti quando sentiamo dentro “io non valgo niente, sono un nulla, non conto niente”… questo è il male.


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