-Seconda parte-
Allora, riprendendo quello che abbiamo fatto, abbiamo capito che la solitudine porta morte e sterilità; se il chicco di grano non marcisce sotto terra non dà frutto, ma se muore porta molto frutto. Il chicco di grano tenuto in mano rimane un chicco di grano, è al sicuro ma rimane sterile, non diventerà mai niente di più di ciò che è; se invece viene interrato, se perde la sua forma, se sembra essere perduto, allora nasce una spiga con decine di chicchi nuovi.
Ascoltiamo cosa dice Gesù con precisione: “se non muore rimane solo”, non dice “rimane con Me”, dice “rimane solo”, c’è una solitudine; chi non lascia mai niente, chi non rischia mai niente, chi si tiene stretto tutto ciò che ha è solo, rimane intatto. La sicurezza totale ha un prezzo, la sterilità! E questo dice qualcosa di importante sul nostro cammino. Le cose grandi che Dio prepara chiedono di lasciare qualcosa, una sicurezza, un’immagine di sé, un controllo…questo lasciare fa male, assomiglia ad un perdita, sul momento, sembra solo che qualcosa muoia, non si vede nessuna spiga!
Dio è capace di far fruttare anche ciò che è sottoterra, è capace di far crescere vita anche in una terra chiusa. Quando sarai tu a lasciare qualcosa, una sicurezza, una tua ambizione, un controllo….quel lasciare non sarà una perdita ma sarà una semina! C’è un immagine che consola: il chicco sotto terra non sa che sta diventando una spiga, non vede niente, è buio e freddo, assomiglia ad una fine e non ad una promessa e questo forse è ciò che stai vivendo tu, noi, ma non sei finito, sei interrato e c’è una differenza enorme tra le due cose anche se dal di dentro si assomigliano; ciò che è perduto marcisce, ciò che è seminato aspetta la primavera e se Dio ti ha messo lì, non ti ha buttato via, sta preparando qualcosa che non entra in un chicco solo. Nel Vangelo di Mc.4 c’è una parabola che dice ciò che Dio fa.
Gesù dice: “il Regno di Dio è come un granello di senape, quando viene seminato è il più piccolo di tutti i semi che si spargono in terra, ma una volta seminato cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fermarsi alla sua ombra”. Guarda queste immagini: Gesù comincia dal più piccolo di tutti i semi, un granello che si perde tra le dita e arriva ad essere abbastanza grande da fare ombra e da ospitare. Il percorso non va dal più grande, va dal minuscolo al grande.
Questo dice qualcosa di prezioso su cui Dio lavora nella tua vita; le cose che Dio fa raramente cominciano in grande, cominciano piccolissime, quasi invisibili! Una preghiera senza sentire niente, un piccolo gesto, un desiderio buono che torna continuamente, una minuscola scelta fatta in un giorno qualunque… al momento ti sembravano niente ma erano e sono semi. Nota una cosa fondamentale: il granello di senape non diventa grande sforzandosi: non c’è un seme che cresce a forza di volontà, cresce perché è stato seminato nella terra giusta e così la forza che ha dentro fa il suo lavoro. Il tuo, il mio compito non è quello di crescere a forza ma è lasciarci seminare, restare nella terra, è lasciare che la vita di Dio faccia ciò che sa fare e guarda dove finisce la parabola: “gli uccelli si riparano alla sua ombra”. La grandezza alla fine è per gli altri, l’albero non diventa grande per sé, diventa grande per fare ombra, per fare riparo ed è quasi sempre così.
Quando Dio ti porta verso qualcosa di più grande non ti ingrandisce perché tu ti ammiri, ti ingrandisce perché qualcun altro possa ripararsi. Allora forse capisci meglio ciò che Dio sta preparando in te. Forse tutto ciò che ha preparato, le attese, le fratture, sta facendo di te una persona alla cui ombra qualcuno potrà riposare, qualcuno che un giorno capirà il dolore di un altro perché ha conosciuto il proprio; non c’è grandezza più vera di questa, diventare riparo per qualcuno!
Davide aveva una vita che voglio raccontarvi, una storia di un uomo che fuori sembrava ferma, un lavoro modesto che non aveva mai amato del tutto, nessuna carriera brillante, nessun cambiamento negli anni e pensava che la sua vita fosse state sprecata, che gli altri erano arrivati e lui no; spesso pregava chiedendo a Dio una svolta, qualcosa di grande, un segno che la sua vita avesse un senso più alto e quella svolta come lui la immaginava non arrivava mai. Gli anni passavano sempre uguali e lui si sentiva sterile. Nel frattempo, senza accorgersene, faceva delle cose: si occupava di un vicino anziano che era solo, ascoltava un collega che aveva subìto un divorzio quando tutti gli altri lo evitavano, cresceva i suoi figli con una pazienza che gli costava, ogni giorno faceva il suo lavoro onestamente…lui non pensava che queste cose contassero, gli parevano nella normalità, continuava ad aspettare la vita grande senza sapere che la stava già vivendo! Il cambiamento cominciò da una frase che gli disse qualcuno; un giorno quel signore divorziato che lui ascoltava gli disse: “se non ci fossi stato tu, non so dove sarei finito! Davide rimase in silenzio, non avrebbe mai pensato che il poco che dava poteva essere così importante per un altro e da lì cominciò a chiedersi se la grandezza che aspettava non fosse un’altra cosa rispetto a quello che immaginava, se il qualcosa di più grande non fosse in realtà la persona che era diventata lungo la strada. Ecco, a Davide non arrivò un grande cambiamento, la sua vita continuò ad essere onesta, il suo lavoro continuò ad essere modesto, ma qualcosa era cambiato radicalmente, aveva capito dove Dio lo stava portando e che c’era già arrivato senza saperlo! Egli stesso lo disse; disse: “ho chiesto a Dio una vita più grande, ora capisco che me la stava dando ogni giorno e io la chiamavo niente di speciale, non mi ha portato altrove ma mi ha fatto diventare qualcuno alla cui porta la gente bussa quando sta male”. Non c’è niente di più grande di questo! La nostra difficoltà sta nel fatto che quando sei condotto quasi mai capisci dove stai andando.
In Gv.13 c’è una frase di Gesù detta a Pietro in un momento di confusione. Gesù gli dice: “quello che Io faccio tu non lo capisci ora, ma lo capirai”; dopo torniamoci, su queste parole! Gesù non rimprovera Pietro perché non capisce, gli dice solo che ci sono cose che nel momento in cui accadono non si possono comprendere e promette una cosa sola, che verrà un “dopo” in cui il senso si aprirà. Allora non ti sto dicendo che capirai tutto e nemmeno che il “dopo” arriverà presto; ci sono cose che restano oscure per tutta la vita e chi ti promette che le capirai ti sta illudendo, ma questo dice una cosa vera, che il tuo non capire adesso non significa che non ci sia un senso, significa solo che sei dentro a questo progetto e da dentro non si vede il disegno! In Atti 8, Filippo sta annunciando il Vangelo in una città con grande frutto, molta gente lo ascolta; in mezzo a tutto questo Dio gli chiede di lasciare la città e andare su una strada deserta verso mezzogiorno, nel posto più improbabile. Immagina quanto poteva sembrare assurdo lasciare una città dove c’è pieno di gente che ti ascolta per andare in un deserto vuoto; non ha nessuna logica! Filippo non poteva sapere il perché, andò! In quella strada deserta incontrò un uomo solo, un funzionario straniero che leggeva la Scrittura senza conoscerla; Filippo gliela spiegò e quell’uomo credette e riportò la fede in un terra intera!
Ecco le storie che abbiamo ascoltato sembravano un declassamento: dalla folla ad un uomo solo, dalla città al deserto, ma quella strada deserta era qualcosa di più grande di ciò che stava facendo, solo che Filippo non poteva saperlo in anticipo, lo scoprì dopo. Forse anche tu sei su una strada che ti sembra deserta, una stagione senza senso, mentre altri si realizzano; ti voglio dire che la strada deserta di Filippo non era un errore di percorso e il senso si vede solo dopo averla percorsa.
Forse anche tu sei arrivato fin qui con le stesse domande con cui hai cominciato, non ti do una mappa perché non la ho, ma spero che in questo cammino una cosa sia cambiata, la convinzione di essere fermo/a, perché non lo sei, sei in cammino e sei condotto anche in questo tempo che ti sembra vuoto. Non perdere di vista ciò che hai ascoltato questo giorno, non lasciare che il male ti rubi il grano e semini zizzania, sarebbe una disperazione per te! Ricordati che Dio guida con una nube non con una mappa, abbastanza per fidarsi! Il pastore ricordati che cammina davanti e non ti spinge da dietro; ciò che è grande per Dio ha spesso la forma di due monetine; che il chicco interrato non è perduto ma seminato; che il granello più piccolo diventa un albero e ti dico una cosa: Dio non ti promette denaro, successo, no, né riconoscimento, ma ti dice qualcosa di più solido, che Dio sta facendo di te una persona più solida, più libera, più vera, più capace di amare e questa è la grandezza che nessuno ti potrà togliere!
Ora prega così: “Padre, vengo a te senza capire la strada, non so dove mi stai portando, a volte mi sembra di essere fermo, di non arrivare da nessuna parte; Tu conosci la mia impazienza, quella di non vedere il passo successivo. Oggi scelgo di fidarmi di chi mi guida, insegnami a seguire la nube un passo alla volta senza pretendere di conoscere tutto il cammino e quando cala la notte sii Tu la mia luce. Liberami dall’idea che la mia vita cambia solo se faccio carriera e fammi vedere la grandezza nascosta nei gesti piccoli, nell’amore che nessuno vede e fa che le cose buone in me diventino seme e non perdita. Fammi restare vicino a Te come una pecora conosce il suo pastore, fa che non perda di vista la Tua voce. Grazie o Padre perché cammini davanti a me; fammi sentire la certezza che non sono fermo ma condotto, te lo chiedo nel Nome di Gesù!