IL NOSTRO TORMENTO QUOTIDIANO

11 Set , 2026 - Catechesi,Famiglie



Noi possiamo avere una grande religiosità ma una mentalità pagana ed è molto difficile smascherare la nostra mentalità pagana; il perchè Gesù è venuto a combattere per tutta la Sua vita è stato il grande tentativo di arginare il male.

Allora, il problema serio di ciascuno di noi è che noi formalmente diciamo cose giuste, diciamo che Gesù è il Figlio del Dio vivente ma continuiamo a ragionare così come ragiona il mondo; non basta dire cose giuste su Dio.

Noi siamo cristiani non quando diciamo cose giuste su Dio ma quando cominciamo a pensare come pensa Dio e quando una persona comincia a pensare come pensa Dio inevitabilmente ha contro il mondo perché il mondo non ragiona come ragiona Dio.

Allora, il martirio è cominciare a vivere la nostra vita non come la pensa il mondo; allora, il nostro problema è che noi viviamo in una cultura cristiana e che cosa fa il male? Il male ci lascia le nostre processioni, le nostre statue, i nostri Rosari, ci lascia tutto, il male, l’importante è che tu non ragioni secondo Dio ma secondo gli uomini.

Quando tu cominci a pensare in un altro modo inevitabilmente ti attiri l’antipatia del mondo; attenti perché noi possiamo avere una grande religiosità ma una mentalità pagana; noi spesso viviamo la nostra vita come fossimo soli al mondo e siccome siamo soli dobbiamo procurarci tutto da soli.

Il nostro vero inferno è la solitudine con cui viviamo la nostra vita; spesso la nostra giornata noi la viviamo da soli come se Dio non c’è e siccome sono da solo devo vivere preoccupato, devo decidere io e solo io.

Questo tipo di ateismo pratico che mi fa vivere preoccupato perché non c’è nessuno che può aiutarmi mi crea angoscia.

Ora facciamoci una domanda:

noi ci sentiamo soli nella vita matrimoniale, nei problemi lavorativi di ogni giorno?

Sapete da cosa si vede che noi viviamo soli? Perché vivi una vita di ansia e di preoccupazione. Se tu sai che non sei solo non è che i problemi cambiano ma cambi tu perché sai di non essere solo, perché ti senti forte della Sua presenza.

I santi sono quelli che non vivono in funzione del vestito e del cibo; quando tu smetti di vivere in funzione del cibo e del vestito praticamente ti sei messo fuori della cultura del consumismo.

Il mondo si costruisce sull’infelicità delle persone che passano la vita a cercare il benessere e che devono procurarsi da soli queste cose credendo di essere felici; questo è un martirio. Come stiamo vivendo noi, preoccupati o affidati?

Dice Gesù:“a che cosa serve guadagnare il mondo intero se poi perdi te stesso?”.

Questa è una domanda molto seria: noi passiamo la vita rincorrendo molte cose, pensando che quelle cose ci rendono felici: questo è un inganno e sapete qual’è l’inganno?

Pensare che quelle cose ci rendono felici, ma è sempre domani! Allora passiamo la vita rincorrendo qualcosa che non riusciamo mai ad acchiappare fino in fondo dimenticando che Dio è presente in questo momento nella nostra vita, non viviamo il presente e corriamo dietro alle chimere.

Noi vogliamo riempire i vuoti della nostra vita con le cose del mondo e dopo che avrò riempito la mia vita con queste cose, sono felice? Se sei sincero ti accorgi che fin da bambino/a dicevi “sarò felice quando finirò le elementari, dopo sarò felice quando finirò le scuole medie e così quando andrò all’Università, quando sarò laureato, quando avrò un posto di lavoro, quando farò carriera…” e così tu rincorri sempre qualcosa che non si avvererà mai; tu non sei mai felice adesso e dici “sì, esiste la felicità, ma domani…”. Fratelli, è un inganno: l’annuncio di Gesù dice che il Regno di Dio è in mezzo a noi, è qui! È la cosa più bella che Gesù dice ai Suoi discepoli, dice: “andate da chi soffre e dite che il Regno di Dio è in mezzo a noi”.

Ecco l’inganno che noi spesso cristiani coltiviamo, un Paradiso che comincia dopo questa vita; no, il Paradiso c’è e comincia in questo momento, è già nascosto nella mia vita: sono capace di accorgermi di questo? No perché io non penso secondo Dio ma secondo gli uomini, io mi do da fare per guadagnare il mondo intero a costo di perdere me stesso pensando che se guadagnerò quel mondo io sarò felice.

Sapete che cosa significa questo per la nostra vita? Significa che noi viviamo la nostra vita piena di impegni ma non riusciamo più a godere le cose di oggi, le relazioni, il dono delle persone, il tramonto di oggi, la bellezza che ci viene donata, non siamo capaci di saper cogliere l’essenziale della vita, viviamo uno stato di tristezza, di agitazione e di affanno però diciamo le preghiere, andiamo a Messa la domenica, ma la nostra vita è una vita pagana perché non pensiamo e non agiamo come ci ha insegnato Gesù nel Vangelo ma agiamo come ci insegna il mondo perché il mondo ci vuole affannati e agitati, sapete perché? Perché così siamo manovrabili e finché siamo così il mondo può fare quello che vuole: quando tu cominci a cogliere l’essenziale cominci a vivere da persona libera.

Questa è la lezione di Gesù! Un’altra forma di martirio è quando Gesù dice ai Suoi discepoli che devono imparare a perdonare: allora, finché qualcuno non ti fa del male tu puoi teorizzare dicendo che è giusto perdonare ma quando il male ti tocca ti rendi conto che non è così, non è più facile perdonare soprattutto perché dentro di noi c’è un desiderio di giustizia e siccome nessuno fa giustizia al posto tuo tu devi farti giustizia da solo e quindi non sei disposto a porgere l’altra guancia perché noi siamo strutturati in questo modo: azione e reazione, ad un male noi rispondiamo con un altro male. Perché dovremmo perdonare non 7 volte ma 70 volte 7? Sì, dovremmo perdonare perché la giustizia la fa il Signore, non c’è bisogno che ci difendiamo da soli, è Lui che ci difende. Il male ci da sempre l’impressione di vincere ma non è così, noi creiamo solo disordine, è il bene che vince.

A volte nella nostra vita c’è qualcuno che è convinto di essere il nostro padrone, a volte questi padroni li troviamo in casa, sul lavoro, persone che pensano di spadroneggiare dentro la nostra vita; se tu metti la tua causa nel Signore, non hanno mai l’ultima parola! Dipende però se tu ci credi; uno dei segni più profondi del passaggio di Gesù dentro la nostra vita sta nel fatto che ad un certo punto noi cominciamo ad essere come Lui.

Questa è una logica che non ti insegna il mondo perché il mondo ti dice che se tu vuoi sopravvivere devi essere lupo, non pecora; ma noi siamo disposti a rimanere degli agnelli? Sì, perché ci fidiamo del pastore! I lupi sembrano vincere ma noi rimaniamo agnelli perché crediamo di più al pastore. Ecco, allora, quando tu trovi delle persone che abbracciano la croce sai che sono sante perché abbracciare la croce significa allontanare qualsiasi logica mondana.

Allora riflettiamo su queste parole: “Signore, se veramente dici di amarmi e sei mio Padre aiutami, guariscimi”. È umano pregare in questo modo, anche Gesù prega in questo modo e dice: “Padre, se è possibile allontana da Me questo calice però non la Mia, ma la Tua Volontà”. Il ladrone sulla croce non sta cercando filosofia, ma usa una lezione immensamente meravigliosa e dice solo: “ricordati di me”; sta dicendo: “posso vivere anche questa cosa orribile solo se Tu, Signore, sei con me”. Il problema non è salvarsi la vita, il problema è di vivere fino in fondo questa vita sapendo che noi possiamo arrivare fino al punto anche di perdere questa vita.

Ecco la logica della croce non è cercare la sofferenza: se noi facessimo questi discorsi saremmo malati; è bello invece sapere che io posso vivere anche una cosa che mi fa male perché non sono solo, il Signore è con me! Allora, chi è che vince in questo mondo? Chi accetta la croce e che cos’è la croce? La croce è accogliere la vita così come ci capita. Dobbiamo abbracciare tutto dalla vita, le cose che ci piacciono e quelle che non ci piacciono; dove troviamo la forza di abbracciare tutto nella vita? La troviamo perché non siamo soli, Gesù è venuto per non lasciarci soli. Questo da il coraggio alle persone di vivere contro corrente, il sapere di non essere soli; la vita deve essere vissuta e non sopravvissuta e una persona vive quando ha chiaro ciò che conta nella vita, che cos’è che vale la pena, ciò che è essenziale da ciò che è superfluo. In questo senso tutti siamo chiamati alla testimonianza, cioè non come ragiona il mondo ma come ragiona Dio;

Gesù ha vinto il mondo e noi dobbiamo vivere con questa libertà, vivere sapendo di avere già vinto con Gesù, essere santi.

Noi quando veneriamo i santi facciamo una cosa terribile; accendiamo le candele, chiediamo grazie davanti a loro… la più grande devozione che noi possiamo avere davanti ad un santo o ad un martire è non sprecare la sua vita perché a partire da quella vita, da quel sacrificio, ognuno di noi prenda la decisione di vivere diversamente la propria vita.

Questo è il vero culto fatto ai santi: vedendo loro io non posso più vivere come vivevo prima; questa è la vera devozione e questo fa sì che la loro morte non è mai morte, è sempre una vita che si rinnova. Ecco, non smentiamo mai la vita di questi santi ma rendiamola visibile in questo momento della nostra storia perché anni e anni dopo questa sofferenza noi possiamo dire: “non sono morti, sono ancora vivi”, sì, loro continuano a vivere e sono veri testimoni per noi!

Care famiglie, la nostra vita ha un peso, ha un futuro che è Eterno, non facciamoci ingannare, apriamo gli occhi e diamo il giusto valore alle cose che contano e liberiamoci di ciò che vuole toglierci la vera gioia, il vero senso per cui viviamo ed esistiamo.










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