-Prima parte-
Il credente è uno che vive della Parola di Dio e la tiene dentro tutto il giorno e così la nostra storia diventa storia Sacra perché la Parola continua a formarmi.
È così che la nostra giornata diventa per noi il grembo Mariano, cioè il grembo dove si compie la Parola e questa ci istruisce, ci forma e ci accompagna e la nostra vita diventa così un Santuario dove si realizza una Presenza Divina. Se non compiamo questo in noi siamo simili a quel terreno petroso detto da Gesù che ha colto con entusiasmo la Parola facendo germogliare i semi, ma facendoli poi inaridire.(Vangeli di Matteo 13,5-6, Marco 4,5-6 e Luca 8,6 – CEI).
Allora capite, noi siamo responsabili della Parola, il Signore ci affida ogni giorno la Parola perché si compia nella nostra vita, allora è importante che ci poniamo ogni attenzione perché noi ne siamo responsabili. Al termine di ogni giorno dovremmo chiederci: questa Parola si è compiuta in me, ha dato frutto? Spesso noi la Parola la mettiamo da parte; ecco la Parola di Dio non è una cosa che possono capire solo gli intelligenti, non è legata alla capacità interpretativa del lettore più o meno esperto nell’uso degli strumenti di lettura, no! La Parola di Dio si comprende in un altro contesto, non di colui che scava, scruta, no, è un altro il contesto in cui si realizza la Parola, si realizza nel contesto della vita. Infatti nella Bibbia la Parola è sempre associata con un evento: la Parola diventa comprensibile solo se è vissuta.
Maria ha capito cosa voleva dire diventare Madre del Salvatore non nel momento dell’Annuncio ma dopo, quando si compie l’evento; gli eventi della Sua vita, in particolare l’evento finale che è la croce del Figlio. Ai piedi della croce Maria comprende le Parole dell’Angelo; è nell’evento che la Parola diventa chiara.
Ecco, allora, è importante che io esca dalla meditazione tenendo una Parola del Vangelo nel cuore perché questa Parola si incontrerà con gli eventi della giornata. Quindi i Santi rappresentano quel luogo che è circondato dai semi della Parola, cioè partoriscono la Parola esattamente durante la giornata come il grembo di Maria. La Parola che mi è donata io la potrò comprendere quando il seme di questa Parola sarà fecondato dagli eventi; eventi straordinari? No, dagli eventi della mia giornata, cose belle e anche meno belle, cose anche che mi pongono davanti a qualche mistero. Allora, ridurre la meditazione solo mezz’ora al mattino sarebbe una cosa infantile e presuntuosa; la Parola di Dio la si può capire solo quando la si tiene nel cuore lungo la giornata.
Allora, il cristiano che ha iniziato la sua giornata leggendo la Parola del giorno, cioè da importanza alla Parola della quotidianità, questo indica che non siamo noi a scegliere ma è la Parola stessa che sceglie, la persona allora inizia la giornata tuffandosi nella Parola e affronta la giornata con un atteggiamento particolare che è legato alla meditazione che ha fatto sulla Parola. Ecco allora il nostro cuore ha una Parola, la meditazione del Vangelo mi ha consegnato una Parola e da lì c’è un appello del Signore in quella giornata. Il Signore ci consegna quella Parola perché noi la conserviamo e la custodiamo; allora, come si fa quando si incontra una persona? Ci si ferma; così davanti alla Parola è importante fermarsi, non passare da un pensiero ad un altro, da un commento all’altro, no, bisogna tenere una Parola ed estrarre tutto il succo da quella Parola con la nostra attenzione; intratteniamoci con quella Parola e poi portiamocela con noi.
Lasciamo che la Parola riempia il nostro cuore per essere custodita durante la giornata anche se non l’abbiamo capita in tutto il Suo senso. Facciamo come Maria, Essa rimane disarmata davanti a quella Parola dell’Angelo, l’accoglie e la tiene nel cuore e siccome ha un particolare significato per la Sua vita, allora se la porta con sé. Non è che Maria ha capito subito il significato della Parola, no, la conserva nel cuore; il cristiano non è quello che ne comprende subito il senso, ma è quello che intuisce la verità misteriosa di quella Parola e allora la porta con sé; è negli eventi che diventa chiara. S. Gerardo dice: “se tu conserverai la Parola e la farai entrare nei tuoi sentimenti, nel tuo cuore e la custodirai, non c’è dubbio che Essa custodisca te”. Se io custodisco la Parola, io sarò custodito dalla Parola, ed essere custodito dalla Parola vuol dire essere custodito dall’Amore di Dio e così la Parola continua ad operare durante la giornata. Mc.4: coloro che non custodiscono la Parola sono quelli di cui parla S. Marco. Il seminatore semina ovunque e a chiunque, dipende dalla risposta del terreno; cioè il terreno sono coloro che ascoltano la Parola ma quando l’ascoltano subito viene satana e porta via la Parola seminata in loro: questi sono quelli che appena ascoltata la Parola si perdono in chiacchiere e così la Parola viene dimenticata e soffocata dalle chiacchiere mondane.
È interessante qui in questa parabola, la definizione che Gesù da di satana e dice Gesù: satana è colui che conosce la potenza della Parola e allora la porta via o la fa dimenticare. Allora, noi diciamo “eh, non ricordo più la Parola, l’ho dimenticata, ha tante cose da fare” e così non la ricordo più. Tutte le opere fatte da satana sono fatte con abilità, da non farti neanche sentire la colpa! Non può un cristiano non ricordare la Parola durante il giorno; spesso ci lasciamo condizionare dallo spirito del male, il quale è proprio specializzato in questo, portar via la Parola. Allora, rimanere nella Parola, cioè mettere le radici nella Parola; la Parola per un cristiano consacrato deve diventare la radice di ogni gesto, di ogni pensiero durante la giornata: questo vuol dire che quella Parola che porto nel cuore diventa, di fatto, la radice di ogni gesto, di ogni pensiero, di ogni desiderio, di ogni comportamento interiore ed esteriore. Noi siamo chiamati ad essere in tutto immagine del Figlio, è la Parola di Dio in noi che opera questa trasformazione. Allora, dobbiamo rimanere nella Parola come il tralcio alla vite (Gv.15).
Questo vuol dire che ogni tuo gesto vigila perché sia radicato nella Parola; allora io, consacrato, costruisco tutta la mia vita sulla Parola di Dio e in questo si realizza la Parola di Gesù: “vigilate…” ed è allora che ogni mio gesto trova ragione nella Parola stessa. Ecco allora a questo punto Gesù ci invita ad andare ad annunciare la Parola in ogni occasione e non vergognarsi mai della Buona Novella. Il nostro compito è quello di seminare e non raccogliere, a raccogliere ci pensa Gesù; se nelle nostre giornate avessimo questa attenzione di portare con noi la Parola diventeremmo senza saperlo annunciatori del Vangelo. È come dare la Parola a Gesù che parla in noi ed è così che nasce una profonda famigliarità con la Sacra Scrittura. È questo rapporto del credente con la Parola che da spazio lentamente ad un processo d’incarnazione della Parola nella vita del discepolo e questo è un mistero che si realizza nell’Incarnazione di Gesù in Maria, nel Suo grembo.
Ecco, questi sono l’uomo, la donna, pensati da Dio che diventino l’incarnazione della Sua Parola per essere nel mondo segni concreti della presenza di Dio. Qui non ci viene richiesta nessuna teologia, basta prendere sul serio il Vangelo come ha fatto Francesco d’Assisi perché il Vangelo è una Persona, è Gesù Cristo che parla attraverso coloro che Gli prestano la voce ma che sia una voce incarnata nella Parola, educata dalla Parola e questa persona sarà destinata ad occupare un posto grande prima sulla terra e in futuro nel Cielo. Ecco, questi sono i nostri Santi, quelli che si sono impegnati a cercare con cuore sincero non tanto la cultura, non tanto la scienza, ma la sapienza; troppo povero è l’uomo/donna che si accontenta solo di conoscere ciò che già esiste; grande è colui che mira a vivere ciò che da sapore al nostro sapere, cioè che mira all’oltre, al dopo: quello vivrà bene qui e sarà felice per l’Eternità! È troppo poco il tempo che abbiamo e non va confuso con le cose che finiscono ma tutto deve volgere verso un bene che non si consuma.