Le cose che sviluppo in questo argomento possono arrivare a tutti perché sono umane, sono cose vere che toccano la nostra esperienza e una persona che guarda il cammino della propria vita si accorge che quello che dico è profondamente concreto ed esistenziale.
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Avere il dono della fede è dire che Gesù è il Signore, ma tutto il messaggio contenuto nei Vangeli anche in assenza del dono della fede rimangono delle cose valide per tutti. Anche il nostro lavoro non è mai a scopo personale, ma è un messaggio aperto a tutti: ecco, è importante che quello che facciamo, che spieghiamo, è valido per tutti e fa bene a tutti perché è molto concreto.
Se noi cominciamo a sfogliare la prima parte della Bibbia la prima cosa che noi vediamo è il racconto della creazione: ecco, questo racconto funge da chiave di lettura per la riflessione che faremo adesso.
Ecco, allora, vediamo che dal caos Dio cominciò a creare: creò la luce, la terra, l’acqua, l’uomo….tutta questa creazione emana una bellezza sfolgorante e soprattutto quando Dio crea Adamo, cioè l’uomo: questo Adamo ha una caratteristica diversa da tutte le altre creature e cioè Adamo è un essere capace di accogliere, di accorgersi di tutte queste bellezze.
Ecco, Adamo viene collocato da Dio dentro al giardino terrestre, cioè dentro questa creazione estremamente bella, cioè fa esperienza di vivere quella bellezza con come una pienezza ma come mancanza: cioè, tutta quella bellezza fa nascere dentro di lui il desiderio di qualcosa di più grande, che non vede, ma che sente che c’è e dalla solitudine che Adamo vive, Dio crea Eva e Dio, il messaggio che vuole dare ad Adamo al di là del maschile e femminile, è quello della relazione: tu non puoi godere nulla di queste bellezze se non hai una relazione; è la relazione che ti fa scoprire la bellezza, è la condivisione.
Sono le relazioni che trasformano la vita e danno pienezza: se io possedessi tutti i beni ma non avessi relazioni, sarei triste: allora, possiamo dire che fin dall’inizio noi siamo chiamati alla relazione.
Noi non siamo solo la somma di tanti bisogni, c’è qualcosa dentro di noi che manca finché non intesso delle relazioni: sono le relazioni che mi fanno scoprire la bellezza della creazione e mi portano al suo vero compimento.
Anche se c’è tanta bellezza ma non c’è nessuno con cui condividerla, non serve a nulla! Quando tu puoi condividere, questa bellezza diventa pienezza!
Qui è importante capire che ciascuno di noi se vuole realizzare la propria vita deve tessere delle relazioni significative. La sofferenza diventa disumana quando questa sofferenza non è condivisibile con qualcuno: si può sopportare tutto solo se c’è una condivisione che rende umana quella crisi, quella sofferenza.
La sofferenza, la crisi, diventa umana solo quando passa attraverso il filtro delle relazioni; allora capiamo che la nostra vita necessita di relazioni: senza le relazioni la nostra vita non è vita, non è umana! Ecco, pur sapendo che le relazioni sono innate dentro di noi, sono anche le cose in cui facciamo più fatica. Infatti se noi leggiamo le storie delle persone Bibliche ci accorgiamo che sono quasi tutte storie che parlano di fatiche relazionali, dall’inizio fino alla fine: all’inizio troviamo il conflitto tra Adamo ed Eva sulla questione del serpente, da qui cominciano a fraintendersi e a colpevolizzarsi gli uni gli altri; Eva, che è colei che ha dato vita ad Adamo diventa il capro espiatorio. Ecco, anche qui cominciano a complicarsi le relazioni fino a diventare un vero conflitto; la Bibbia si apre con un conflitto tra fratelli, Caino e Abele e questo conflitto noi lo riscontriamo in tante storie Bibliche. Ogni personaggio Biblico deve sempre rapportarsi con un altro personaggio: pensiamo a Davide e i suoi fratelli, lo hanno isolato, lui è il pastorello, poi, però, vediamo Davide emergere e scelto da Dio. Nel suo cammino, però, anche se uomo di fede, incontra Saul e con lui fa fatica a relazionarsi. Quindi vediamo che i conflitti non si accendono solo tra fratelli ma anche con amici o altre persone, ecc… Torniamo a Davide: ha degli amici, ha una grande fede in Dio, eppure usa gli amici per i suoi interessi, ad esempio Uria lo fa uccidere per prendersi la moglie.
Quindi, non c’è nessuna differenza tra l’uccisione che opera Davide e quella di Caino, tutte e due passano attraverso le relazioni. Ecco, allora, Gesù che arriva a dare nuove leggi, ma le relazioni rimangono sempre difficili: la storia di Caino diventa una storia fondante per noi; se notiamo, scopriamo che dentro di noi c’è un Caino e anche Abele, tutti noi siamo carnefici e vittime, tutti noi siamo desiderosi di legami ma non ne siamo capaci. Questo conflitto tutti noi ce lo portiamo dentro: guardate che le persone che sono conflittuali è perché dentro di se hanno un conflitto non risolto; uno che non è in pace con sé genera conflitti anche fuori di sé, una persona che ha pace dentro di sé riesce a creare pace anche attorno a sé. Ecco, allora, la Bibbia è preziosa perché fa questo lavoro di illuminare la nostra interiorità e illumina anche le relazioni attorno a noi.
Quindi, non è solamente un discorso interiore affettivo, psicologico, ma anche uno sforzo relazionale, umano, sociale: vanno insieme tutti e due. Quando noi nella Bibbia leggiamo la storia di Caino e Abele, la prima cosa da fare è allontanare la noi l’idea che Caino è cattivo e Abele è buono. Cominciamo a prendere il positivo di entrambi e anche cominciamo a cogliere che qualcosa non va in entrambi: c’è sempre qualcosa che non va in entrambi. Caino, quando viene al mondo, è davvero unico, come tutti noi siamo unici: non c’è nessuno che possa avere un termine di paragone. Ora, Caino è unico e la sua unicità è portata alle estreme conseguenze, la sua unicità diventa anche un’estrema conseguenza di essere da solo; tutti noi siamo unici ma bisogna stare attenti da non trasformare la nostra unicità in una solitudine radicale perché non possiamo usare la nostra diversità per non entrare in relazione con gli altri. Caino è solo perché non vuole far entrare la sua unicità con quella degli altri, la sua unicità è solitudine. Ad esempio: un ragazzo è molto intelligente e per questo non si mette a pari degli altri perché si sente superiore; questo ragazzo non cresce perché non è capace di mettersi in cammino con gli altri, in questo caso la sua unicità fa danni. La nostra unicità deve sempre avere un argine: la fortuna che avrebbe avuto Caino era quella di avere Abele, perché Abele metteva un argine alla sua solitudine. Questo Caino non l’ha capito e finché Caino non si apre alle relazioni, la sua vita non è pienamente umana. Caino soffre dell’onnipotenza, “sono solo e posso fare tutto, tutto è per me!”. Questo è il delirio di onnipotenza che non troviamo solo in Caino ma tanto presente anche in noi! Dobbiamo vegliare su questo aspetto, è molto pericoloso: questo delirio dell’onnipotenza ti porta all’individualismo e noi viviamo in una cultura individualista. Allora, se io guardo solo alle colpe di Caino vedrò sempre attorno a me dei nemici e il nostro grande problema sarà quello di costruire amicizie, relazioni vere. Allora, ecco una domanda: il nostro modo di vivere, di lavorare, crea relazioni o competizioni? Stiamo lavorando per l’individualismo o per la relazionalità? Tu hai diritto di realizzarti ma non hai nessun diritto di pensare che ci sei soltanto tu al mondo: “io, capace, io, intelligente…io, io…”. Allora, vediamo che questa prima caratteristica del Caino che portiamo dentro ha bisogno di incontrare l’altro come qualcuno a cui devo fare spazio: questo significa che la maniera in cui incontro l’altro la posso vivere o come una frustrazione o come una grazia; come una frustrazione, la vivo come Caino: devo avere un nemico da combattere.
Il problema di Caino è che percepisce che suo fratello è il preferito e questa invidia tira fuori da Caino l’assassino, lo uccide. Allora, dobbiamo educarci a non vivere le cose come Caino ma viverle come ci insegna Cristo, cioè fare spazio all’altro e non pensare sempre che l’altro sia un nemico.
Il modo per fare spazio all’altro, sì, è l’ascolto: la mia parola si deve bloccare per fare spazio all’altro. Se io non mi educo nell’ascolto non darò mai spazio all’altro. La seconda caratteristica di fare spazio è il condividere con gli altri: il vero miracolo si chiama condivisione; se io condivido, l’altro esiste non come nemico. Nel delirio di onnipotenza noi vogliamo tutto e subito, non siamo capaci di pazienza, di attesa: molti conflitti avvengono perché noi abbiamo una visione dell’altro come nemico. Quando c’è individualismo è impossibile la condivisione e anche l’ascolto: che ci educa è educarci a queste tre cose: ascoltare l’altro, condividere e saper attendere.
Le persone ripiegate su se stesse sono persone senza scrupoli, non hanno più una morale, ecc… sono disumane! Allora, spesso la conflittualità ha le sue radici nell’individualismo. Quante volte anche nelle nostre famiglie siamo guidati da uno sguardo che rileva il male e non il bene: parenti, fratelli, persino tra marito e moglie: sono persone che dovrebbero avere una grande amicizia tra di loro, invece spesso si guardano come se uno fosse nemico dell’altro dandosi le colpe l’uno all’altro.
Spesso nelle nostre famiglie si vivono convivenze e non rapporti di amore e di bontà tra di noi e questa conflittualità poi la portiamo anche nei nostri ambienti di lavoro ed è allora che comincia l’invidia gli uni gli altri e tutto questo nasce dallo sguardo, dal modo in cui guardiamo le cose.
La Bibbia ci dice che tutto parte dalla maniera in cui noi guardiamo le cose: lo sguardo di Caino è uno sguardo omicida; a volte poi succede il contrario: le persone a volte per amore di pace rinunciano ad essere se stesse ma anche questa non è una relazione sana, è una relazione tossica.
Rinunciare alla tua unicità è disumano: noi non siamo una massa, ma siamo individui unici e irripetibili. A volte i nostri ragazzi pur di essere accolti, passano dall’individualismo alla massificazione, quindi non sono mai se stessi.
La massa non è una vita sana: tutti dobbiamo difendere la nostra unicità ma mai fare della nostra unicità un arma, questo non è amore.
Dio è Amore, ma il fatto che Dio ama non cancella l’altro: il Padre non cancella il Figlio e il Figlio non cancella il Padre; Dio ci ama talmente tanto da non cancellarci, in Eterno noi rimaniamo unici. La cosa diabolica è usare la mia unicità per essere unico/a e farla pagare a qualcun altro.
Allora, l’amore è questo: posso essere in relazione con l’altro tanto da essere un’unica cosa senza però smettere di essere me stesso. Spesso noi verso gli altri abbiamo la percezione di Caino e non quella di Abele: Caino aveva una percezione di invidia verso il fratello ed è quello che spesso viviamo noi verso i fratelli. Caino è arrivato ad uccidere il fratello: noi sappiamo che ci sono tanti modi per ammazzare l’altro, basta non ascoltarlo, o lo lasci da solo, oppure non condividi; quando queste cose vengono a mancare tu uccidi l’altro.
Ecco, abbiamo parlato di Caino e di Abele, ma la Bibbia è fatta anche di storie positive: c’è la storia di Noemi e Rut, sono donne che vivono delle tragedie, perdono il marito, i figli, si trovano sole, ma nonostante tutto non si sono separate anche se erano suocera e nuora, ma si sono avvicinate e la loro vicinanza è diventata consolazione. Chi ha sofferto diventa più comprensivo verso gli altri e il fatto di capirsi crea un legame e non sei più solo.
Ecco, le relazioni non risolvono i nostri problemi ma li rendono sopportabili perché sappiamo di non essere soli, abbiamo qualcuno con cui condividere. Le relazioni sono un viaggio, ci fanno crescere. Il conflitto si compie quando non c’è condivisione: noi abbiamo bisogno degli altri, le relazioni ci salvano a meno che tu non abbia delle pretese che l’altro ti risolva il problema; l’altro non te lo risolve ma te lo rende sopportabile e ti fa diventare adulto, cioè capace di accogliere la vita per quello che è, senza farti illusioni. C’è una relazionalità tossica, ed è quando uno si impone sull’altro e non c’è ascolto, poi c’è una conflittualità sana ed è quella di quando l’adulto ragiona da adulto con i propri limiti e il ragazzo ragiona da ragazzo, ed è allora che fiorisce la serenità nelle persone perché ognuno si sente rispettato e amato per quello che è.