Ritiro delle famiglie (13/10/2019)

 

LA BELLEZZA DELLA COPPIA E LA BONTÀ DELLA RELAZIONE

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Altro aspetto è quello di coltivare la bontà della coppia e la bellezza della relazione; è proprio la relazione, la reciprocità; è il vostro rapporto che dà significato alla bellezza, se non c’è rapporto, anche se indossate i vestiti più belli, emerge sempre il brutto, l’astio che sta sotto; anche se state 24 ore allo specchio, non cambia il vostro sguardo.

Sì, lo specchio mi restituisce lo sguardo, ma non mi consola; ma è questa la bellezza alla quale aspiro? Oppure la mia bellezza è fatta per essere dono, per incontrare, per aiutare; la vera bellezza è proprio questa, è la reciprocità dell’incontro, della relazione, della sponsalità, della diversità che crea bellezza: la bellezza dei due, uomo e donna, che si incontrano per integrarsi.

Papa Benedetto XVI dice: “È questa umanità sessuale distinta, che è dichiarata esplicitamente immagine di Dio”. Capite quale profondità c’è qui; il corpo umano, contrassegnato dal sigillo della mascolinità e femminilità, racchiude fin dal principio la capacità di esprimere l’amore, quell’amore nel quale uomo/donna, persona, diventa dono e mediante questo manifesta la bellezza e la manifestazione di Dio Padre e Creatore.

Ecco, questa è l’immagine della vostra bellezza; S. Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica alle famiglie dice l’unità dei due, uomo/donna, che sono chiamati a vivere reciprocamente.

Sono poche le coppie che hanno compreso il vero progetto di Dio sul Matrimonio. Gli sposi sono chiamati a esistere reciprocamente uno accanto all’altro: questo è il ‘buono’ di cui dice Dio: “E vide che era cosa buona”. È questa unione reciproca e permanente che vi coinvolge nel mistero dell’immagine e somiglianza di Dio: l’attenzione costante l’uno all’altro è proprio entrare dentro al mistero della Trinità “Immagine e somiglianza Sua li creò”.

Papa Benedetto la definisce armonica ‘uno-dualità’; cioè, uno in due, perciò accanto alla cura di ciascuno di voi come persona, dovete aver cura di mantenere la bellezza della reciprocità permanente.

Quindi c’è una bellezza della singola persona che si immerge nella bellezza della reciprocità che mette in luce l’immagine e somiglianza di Dio.

Allora, a che punto è il vostro stare insieme? Un giovane che vi guarda da fuori, riceve l’entusiasmo e la voglia di imitarvi? È questa unità relazionale che è scaturita da Dio ed è chiamata bellezza: voi sposi dovete cercare in ogni modo di vivere questa reciprocità: quando non c’è unità, l’amore svanisce. La reciprocità donata l’uno all’altra il giorno delle nozze e consacrata dallo Spirito Santo, è soltanto un inizio che deve prendere corpo e crescere, ed è così che si può vedere se la persona cresce in questo oppure no.

Come si vede se un Sacerdote celebra bene la S. Messa oppure no, così si vede se due sposi celebrano bene la loro donazione; così, come per un prete si vede subito che spiritualità vive, per voi sposi si coglie subito come celebrate la vostra donazione; attenzione, però, che non funziona in automatico: vanno posti i segni del vostro stare insieme per poter dire la vostra bellezza.

Gesù non interrompe mai il suo Amore, Lui ama sempre; Lui si è dato del tutto e per sempre. Il maligno vi fa passare e credere che la realizzazione di questo progetto Divino di sposo/a sia rimanere uniti, affidando la bellezza della coppia a manifestazioni esterne, tipo casa, lavoro, vestiti, macchina, amici, divertimenti, ecc. Cioè, basta resistere, stare uniti: questo non è un ideale di vita. In realtà la bellezza Divina, quella della qualità dei due sposi, si vede dall’aiuto reciproco dei due sposi.

Allora è importante chiederci: quale bellezza Divina stiamo cercando insieme? Quale somiglianza stiamo creando insieme? Sto costruendo una bellezza che va oltre il tempo?

Altra cosa è che la bontà, la bellezza Divina, nascosta nel progetto di uomo/donna nel Matrimonio cristiano, è dono per tutti; la coppia non deve vivere per se stessa, ma è chiamata a essere dono; la famiglia deve offrire i segni che il Regno è già iniziato, ciò vuol dire che la pienezza della famiglia è certamente in Dio, ma già ora dovete essere un segno per chi incontrate, non si può vivere per il Paradiso e qui non faccio nulla per testimoniarlo. Quali sono i segni che la famiglia appartiene già al Regno di Dio? Il Regno di Dio si fa presente nella famiglia non nel potere, ma nel modo in cui ci mettiamo a servizio gli uni degli altri; è il dare senza aver appoggio o cercare giustificazioni, è dare anche a chi offende, è dono nel perdono. Questi sono atteggiamenti che non sono più spiegabili con gli interessi di questo mondo; la coppia che fa parte del Regno di Dio si manifesta con un amore di Misericordia, che non si ferma davanti al rifiuto, si manifesta nel camminare con la Parola di Dio.

Pensate ai vostri figli che vi vedono pregare ‘Uno’ che non si vede: loro sono costretti a credere che esiste un Dio e coltivano nel cuore questa Presenza. È recuperare ogni gesto perché è collegato con l’Eternità, è la bellezza, bontà, dell’amore che cerca di dare significato a ogni momento che passa perché esso è il senso di tutta la vita futura.

Sì, la pienezza sarà data dall’Amore; è la bellezza dell’Amore che non morirà.

Prendiamo l’esempio delle dieci vergini, cinque sagge e cinque stolte; le cinque sagge prendono, oltre le lampade, anche l’olio per mantenere viva la fiamma, e le altre cinque non lo prendono. Arriva la festa nuziale, ed esse si sentono dire: “Non vi conosco”; ma in che cosa consiste questa luce della lampada per la quale si può entrare alle nozze definitive?

Sappiamo che la luce è l’Amore del Padre e l’olio è lo Spirito Santo che è stato effuso con il Sacramento del Matrimonio; questo rende gli sposi luce di quella bellezza stessa che emana l’amore di Gesù per la Sua Sposa.

La saggezza degli sposi consiste nel far progredire questa luce con la provvista dell’olio prima dell’incontro con il Signore Gesù; provvista d’amore. Il vaso è la persona concreta che cerca di amare, di mettere sempre amore in ogni cosa; così la vita degli sposi è una trasformazione quotidiana nell’amore grande di Dio, fino a farlo trasparire.

Quando il Sacerdote prega sugli sposi, dice: “Trasforma questa opera e rendila segno della Tua carità”. ‘Segno’ significa anticipazione dell’amore di Dio: quindi, i segni visibili del Regno di Dio sono l’amore e la qualità dell’amore, e la quantità di segni che metto a disposizione.

È bellezza Divina quella che abbiamo ricevuto nel Sacramento del Matrimonio; noi sposi, che bellezza coltiviamo? State facendo crescere questa bellezza Divina riversata in voi dallo Spirito Santo ogni attimo della vostra giornata?

La bellezza vi è stata data dallo Spirito Santo perché vi possiate trovare in sintonia, alla fine della vostra vita, con quella bellezza che vivrete per sempre.

Allora, se nella vostra vita avete coltivato questa bellezza non dovete temere il grande passaggio, perché sarà l’abbraccio definitivo e pieno di amore di Dio. Amen.

Nella nostra vita, quale bellezza stiamo coltivando noi due sposi in Cristo?

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