Ritiro delle famiglie (08/04/2018)

COMMENTO AL SALMO 73

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Il Salmo 73 ha il titolo: ”La roccia del mio cuore è Dio”; questo è l’ultimo versetto del Salmo, ed ha un legame molto evidente con il Salmo 1, quello che apre tutto il Salterio.

Nel Salmo 1, come abbiamo visto, vi è un appello alla libertà: “Beato l’uomo che si compiace della legge del Signore”, cioè della Parola di Dio; nel Salmo 73, si passa dalla teoria alla pratica. Qui vi è una esperienza vissuta, personale, sofferta, che dice come, per chi fa questa scelta, la vita autentica con Dio non è una passeggiata turistica, non le è risparmiata la sofferenza, la tentazione, il dubbio. Seguire la via di Dio non significa non avere difficoltà, tutto felice e roseo, no!

Dal versetto 23 in avanti, sembra di essere nel Nuovo Testamento, ma nei versi che precedono, il salmista afferma di trovare la propria beatitudine a caro prezzo, attraverso la prova, sperimentando la fatica. Questo è un uomo che ha scelto Dio in modo chiaro e determinato, ma poi, nel cammino, viene assalito dal dubbio, va in crisi perché incontra gente prepotente, senza coscienza, che si fa beffe anche di Dio, eppure vive sicuro, nel benessere, ha tutto e più di tutto!

I versetti 13-14 dicono: “Invano dunque ho conservato puro il mio cuore, e ho lavato nell’innocenza le mie mani, poiché sono colpito tutto il gnomo e la mia pena si rinnova ogni mattina”.

Dopo aver scelto la fedeltà a Dio, ora si trova non solo con le mani vuote, ma anche nella sofferenza e nel dolore, mentre questi prepotenti non sono neppure sfiorati dalla sofferenza.

Anche al versetto 2 lo dice come una cosa già passata: “Per poco non inciampavano i miei piedi, per un nulla vacillavano i miei passi”; la prova di quest’uomo è stata tremenda.

Qui si può dividere il Salmo in due parti: dal versetto 1 al 16 ecco la prova, la tentazione di quest’uomo; e dal versetto 17 al 28, il superamento della prova, la vittoria dell’Amore di Dio.

Voglio far notare come è descritta in maniera istruttiva la gente nella prima parte del Salmo; queste sono persone che vivono nel benessere, spensierata, che sembrano non avere problemi.

Il versetto 6 dice: “Dell’orgoglio si fanno una collana e la violenza è il loro vestito; di orgoglio e violenza sono pieni dalla testa ai piedi. Esce l’iniquità dal loro grasso, dai loro cuori traboccano pensieri malvagi, il loro cuore è un fiume che trasporta acqua inquinata.”

Il versetto 17 è il punto di svolta: partendo dal versetto 16, il salmista è tormentato, è in crisi: “Riflettevo per comprendere, ma fu arduo agli occhi miei, finché non entrai nel Santuario di Dio e compresi”. È facile per noi attualizzarlo; il salmista qui smette di confrontarsi con questi che vivono nel benessere e nella felicità apparente, smette anche di dialogare con i propri dubbi che sono satanici; non basta la riflessione, in certi momenti è bene buttarci in preghiera.

Infatti qui il salmista si butta in preghiera e dice: ”Finché non entrai nel Santuario”; ecco, qui sta il segreto; qui il salmista si immerge nella preghiera, nell’intimità con Dio; anziché guardare intorno a sé e dentro di sé, si mette in ascolto di Dio, cerca il punto di vista di Dio e capisce.

E un’esperienza che tutti abbiamo fatto; in certi momenti non capiamo più, sembra che il mondo ci crolli addosso, e più riflettiamo, più ci ripieghiamo su noi stessi, ma basta una preghiera, un raggio di luce di Dio, un “deserto” e la situazione si capovolge; i problemi sono gli stessi, ma noi siamo cambiati dentro, perché siamo entrati nel Santuario.

Nei versetti 21 e 22, il salmista riconosce il buio precedente e dice: ”Quando si agitava il mio cuore, e nell’intimo mi tormentavo, io ero stolto, non capivo, davanti a te stavo come una bestia”, cioè non ragionava più. Quando non ci rivolgiamo a Dio, non ragioniamo più.

Che cosa capisce il salmista? Ai versetti 18-20 e 27: capisce con chiarezza che tutta la sicurezza di queste persone che scoppiano di benessere e orgoglio, è tutto fumo negli occhi, destinato al fallimento totale, come diceva il Salmo 1: “Pula che il vento disperde”.

Versetti 23-28; questi sono versetti splendidi, potrebbero accompagnare benissimo il momento della Comunione; dice il Salmo: ”Ma io sono con te sempre; tu mi hai preso per la mano destra. . ..”

Qui il salmista ha capito, perché ne ha fatto esperienza, che la vera ricchezza è una sola: lì è la comunione con Dio; questo ci basta, la prova è superata.

Come Gesù può aver pregato questo Salmo? Certamente Lui non è mai stato vittima di illusioni, non ha mai invidiato i prepotenti, ma ha affrontato la tentazione di un Messianismo facile, a poco prezzo; un Messianismo trionfalistico: ”Dì che queste pietre si trasformino in pane… avrai tutte queste ricchezze se mi adorerai… buttati giù dal tempio…”; Gesù è tentato sino alla Croce; “Se sei Figlio di Dio, scendi dalla Croce, e ti crederemo”. È la vita più facile.

Qual è stato il segreto di Gesù? Possiamo comprenderlo dalle parole di Lc, quando Gesù si trova nella tentazione del Getsemani: ”Pregava più intensamente” (Lc.22,44). Ecco, Gesù è entrato nel Santuario di Dio, si è immerso ancora più profondamente nella comunione con il Padre e nell’angoscia ha pregato più intensamente. Ecco qual è la roccia su cui si appoggia Gesù quando tutto crolla; il Padre e il Suo Amore sono la roccia.

Sulla Croce Gesù dice: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Quella è la roccia, il Suo tesoro: ”Dio mio”.

I potenti sono proprio destinati alla distruzione? Gesù ha pronunciato Parole molto forti sul pericolo delle ricchezze e contro i ricchi, ma per scuoterli. Quando gli Apostoli gli chiesero: “Ma allora, chi si potrà salvare?” Gesù risponde: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio”, perché Dio vuole la Salvezza di tutti.

È bellissimo il passo di Lc 19, 41 e seguenti: Gesù si ferma alle porte di Gerusalemme e pensando che la rovina della città è prossima, piange sulla città, perché di fronte alla rovina dell’uomo, Gesù non vuole, non gode della distruzione dei peccatori, ma fa di tutto fino all’ultimo, perché nessuno si rovini, e arriva là dove noi non riusciamo nemmeno a immaginare.

Pensate alla storia di Zaccheo; come Gesù lo ha toccato nella coscienza e lo ha salvato. Sono stupende le Sue Parole: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”, e i malati più gravi sono gli orgogliosi e i ricchi quando sono ciechi.

Questo è il messaggio, non stupiamoci delle tentazioni; Gesù ci ha consegnato un segreto: “Vegliate e pregate”. E significativo, riguardo a questo, anche un brano della lettera agli Ebrei: “Gesù è in grado di compatire le nostre infermità, le nostre tentazioni, essendo stato Lui stesso provato in ogni cosa… accostiamoci dunque con piena fiducia al trono nella Grazia” (Eb.4, 1 5-1 6).

Ecco, impariamo da Gesù a trovare rifugio nei momenti difficili e di confusione, per non essere vinti; entriamo anche noi nel Santuario di Dio, nell’intimità del nostro cuore, e alla Sua presenza saremo confortati e illuminati. Lasciamo cadere l’orgoglio che ci rende ciechi e ci toglie la possibilità dì intuire nuovi cammini per una vita serena e abbandonata al Suo Amore.

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